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indossare-il-cappottoIl cappotto ha sempre rappresentato un modo per esprimere la propria appartenenza ad un determinato ceto sociale. Chi aiutava un altro a indossare il cappotto era in genere un sottoposto. Tuttavia oggi non è più necessario mostrarsi così servili, ma il piccolo gesto altruista resta comunque una manifestazione di deferenza nei confronti di una persona più anziana o rispettata, anche se viene eseguito sempre più di rado.

Ciò non dipende solo dal tramonto della galanteria, ma anche dal fatto che, nel tempo, la “cultura del cappotto” si è dissolta.  Affronteremo però questo aspetto nel prosieguo di questo articolo, poiché è soprattutto importante sottolineare che il cappotto racconta cosa si sta accingendo a fare chi lo indossa: se sta per andare al lavoro o sta partendo per una battuta di caccia, se si sta per recare all’opera o se è in viaggio. Un cappotto adatto all’occasione è sempre un’autentica manifestazione di stile e sbagliare la scelta del modello giusto significa ridurre le proprie potenzialità stilistiche.

 

I cappotti che bisogna conoscere

Il cappotto da uomo è un assoluto caposaldo dello stile di ogni gentleman,  presente in pianta stabile nel proprio guardaroba a partire dal XIX secolo, periodo dal quale ha subito svariate evoluzioni generando stili e modelli diversi. Prima di scoprire insieme come scegliere il cappotto giusto per ogni occasione, vediamo una panoramica dei modelli che bisogna conoscere.

Il Crombie blu scuro

Autentico classico tra i cappotti da uomo, questo modello nasce dall’omonima sartoria britannica agli inizi del XIX secolo. Rappresenta il tipico cappotto inglese da città, viene realizzato in tessuto pesante ed è particolarmente adatto alle fredde giornate autunnali e invernali.

Quasi ogni casa di confezioni classica ne produce un modello più o meno elaborato per la propria collezione di base, come questo splendido cappotto blu in lana con micro disegno della collezione di cappotti Canali, eccellente rappresentante della sartoria made in Italy.

Il Chesterfield

Questo cappotto divenne di moda nel corso dell’Ottocento. Si dice che il primo ad apprezzarlo fu un membro della ramificata famiglia dei conti di Chesterfield, anche se la tradizione non riferisce se l’aristocratico l’abbia inventato o se l’abbia soltanto commissionato per primo al proprio sarto. Il cappotto Chesterfield è disponibile in monopetto o doppiopetto nei colori beige, blu o nero, anche se il modello più noto è quello monopetto con abbottonatura nascosta, realizzato in filato di lana a spina di pesce grigio e con collo applicato in velluto nero. E’ un cappotto da uomo elegante, da indossare sopra abiti professionali o da sera.

Il British Warm

Denominato dagli inglesi british warm overcoat, era in origine un cappotto militare, come indicano chiaramente le mostrine. Realizzato in spessa lana melton, è davvero caldo come suggerisce del resto il nome stesso. A volte è cucito anche in Cavalry Twill pesante e lo si trova anche nelle variabili “più nobili” in cachemire.

Nella sua versione lunga ricorda il trench, suo parente stretto, anch’esso di origini militari e molto diffuso in ambito civile. Molti degli intenditori lo acquistano da Gieves & Hawkes oppure se lo fanno cucire dal proprio sarto.

Il Covert

A prima vista assomiglia molto al Chesterfield monopetto, ma la differenza sostanziale è nella sua misura (il Covert è più stretto e corto) e soprattutto nel tessuto, da cui deriva il nome di questo cappotto: il Covert infatti è un twill leggero che può essere indossato quasi tutto l’anno. Inoltre è rifinito sui polsini e sull’orlo da quattro impunture parallele, dette railroading.

Il colore classico è un marrone chiaro leggermente mélange cui si accompagna spesso un collo di velluto marrone scuro. In origine si trattava di un cappotto da equitazione e da caccia e a questa funzione rimanda la grande tasca interna cucita all’altezza della coscia sinistra, che serviva a contenere provviste e munizioni.

 

Il Polo

Il Polo è un classico cappotto americano strettamente imparentato con modelli tradizionali e piuttosto eleganti quali il Paletot, l’Ulster e il Guardscoat. Brooks Brothers importò lo stile dall’Inghilterra intorno al 1910. Al posto della cintura originale è subentrata una martingala. Le grandi tasche applicate gli conferiscono una nota sportiva. La tinta tipica del Polo è il beige, forse perché all’inizio era realizzato in cammello, mentre ora si utilizza in genere la lana pettinata. La casa di moda inglese Turnbull & Asser consiglia per questo cappotto il colore blu.

Il Loden

Il cappotto Loden verde è ormai diventato un classico in tutta Europa. Anche se nella sua versione in autentico tessuto loden viene associato alle regioni alpine del Tirolo Austriaco, è altrettanto amato in Inghilterra, Francia e Belgio. Chi non lo indossa in un contesto “folkloristico” può usarlo come cappotto da città abbinato a tweed e velluto. Il Loden è un filato di lana infeltrito e quindi reso ruvido, piuttosto impermeabile e isolante dal vento, ma soprattutto resistente a sterpi, rami e spine. Quando si sporca, basta spazzolarlo con cura. La linea classica è ampia e lunga, con collo rovesciato e uno sfondopiega verticale sulla parte posteriore. Ha un colletto a camicia, bottoni in pelle intrecciata o in osso, giro manica nascosto da alette impunturate, tasche oblique con patta e cinturini con bottone sul fondo manica. E’ un capo adatto a tutte le età indossabile nel tempo libero o sopra abiti eleganti.

Negli ultimi anni in Italia abbiamo potuto particolarmente notarlo all’ex primo ministro Mario Monti, dichiarato amante del Loden.

Il Mackintosh

Questo cappotto, detto anche Mac o Riding Mac, ci appare oggi quasi un fossile della preistoria dell’impermeabile. Il suo materiale – due strati di cotone con uno strato di gomma al centro – non era stato pensato in un primo tempo per essere un indumenti. Il chimico scozzese Charles Macintosh brevettò nel 1822 il suo India Rubber Cloth come tessuto per teli impermeabili e affini. Ma ben presto i sarti si gettarono sul nuovo materiale e lo impiegarono per realizzare impermeabili. La “catastrofe” fu immediata perché l’acqua penetrava dai fori delle cinture. Per salvare la fama del suo Rubber Cloth, Charles Macintosh dovette intervenire di persona ed escogitare il modo per isolare le cuciture. Da allora riuscì a proporre gli unici e autentici impermeabili resistenti all’acqua.

Lo Slipon

Lo Slipon, in inglese raincoat, è un impermeabile molto simile al Riding Mac, ma di tessuto diverso in quanto non è in gomma, bensì in gabardine come il classico trench. Una caratteristica di questo comodo impermeabile sono le maniche raglan che – a differenza delle maniche a giro del British Warm, per esempio – offrono maggiore libertà di movimento. Chi apprezza una linea di spalle particolarmente cadente, dovrebbe optare per le maniche raglan senza cucitura, che tuttavia sono meno diffuse rispetto alla versione con cucitura. L’abbottonatura è nascosta e le tasche sono a patta. All’altezza della coscia sinistra è inserita un’ampia tasca interna che può ospitare il giornale del mattino.

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Il Trench Burberry

L’autentico, classico trench venne prodotto dalla ditta Burberrys. Probabilmente non sarà stato proprio Thomas Burberry ad inventare il gabardine, ma fu senz’altro abbastanza intraprendente da ottenere nel 1879 il brevetto per questo tessuto di cotone impermeabile e isolante dal vento adatto alla piovosa Inghilterra. Nel 1917 Burberry ottenne il diritto di produrre in esclusiva questo materiale.

Ben presto, il tessuto resistente attirò l’attenzione delle forze armate e, durante la guerra boera, gli ufficiali inglesi indossarono per la prima volta cappotti Burberry. A partire dal 1914 il modello ottenne il riconoscimento ufficiale del ministero della Guerra e durante il primo conflitto mondiale vennero prodotti 500.000 esemplari di questo “cappotto da trincea” (da cui deriva il nome, in inglese, di Trench Coat). Le spalline, la linguetta di protezione sul collo e l’anello metallico a forma di D sulla cintura, che servivano a fissare le parti dell’equipaggiamento bellico degli ufficiali, ricordano ancora il passato militare di questo impermeabile. Chi non apprezza questi dettagli dovrà rinunciare al Burberry classico e scegliere un impermeabile di gabardine di taglio diverso. In ogni caso, si tratta di un capo assolutamente versatile, indossabile in svariati contesti formali e non, tuttavia non risulta adatto a serate eleganti.

Il Montgomery

Il Montgomery, in inglese Dufflecoat, è l’unico cappotto nella cerchia dei classici che abbia il cappuccio. Questa foggia di copricapo ha una lunghissima tradizione, perché gli indumenti con cappuccio erano conosciuti già nell’età del bronzo. Il duffle, sebbene non così antico, risale pur sempre al XVIII secolo e in inglese designava un tessuto di lana grezza così denominato probabilmente in riferimento alla città belga di Duffel, nel Brabante. Questo per quanto riguarda l’origine del nome – in italiano, invece, si fa riferimento al generale inglese Montgomery -, mentre la linea viene ricondotta alla cosiddetta “giacca polacca”, un soprabito con alamari molto amato nella prima metà del XIX secolo. Altri identificano nel saio il precedessore del Montgomery, per la presenza del cappuccio.

Il suo ingresso nella moda maschile avvenne, come per tanti altri cappotti, tramite l’ambiente militare, quando la Royal Navy cominciò a introdurlo nella dotazione dei marinai perché il cappuccio e il pesante tessuto offrivano un’ottima protezione contro il vento e le intemperie. Durante la seconda guerra mondiale, il dufflecoat beige del generale Montgomery contribuì a renderlo ancora più popolare. Infine, negli anni ’50, numerosi esemplari di questo cappotto vennero distribuiti alla popolazione civile attingendo alle eccedenze dell’esercito, il che ne consacrò la popolarità come indumento per le fredde giornate invernali. In Francia il Montgomery si diffuse largamente tra studenti ed intellettuali. Oggi è disponibile, oltre che nelle classiche tinte blu scuro e beige, anche in verde scuro, marrone, bordeaux e giallo. La linea squadrata, il cappuccio e i caratteristici alamari lo rendono un capo sportivo. Chi possiede un guardaroba improntato all’eleganza, avrà probabilmente difficoltà ad abbinarlo.

Come scegliere il cappotto da uomo più adatto: i colori

Come per gli abiti, anche per i cappotti i colori più indossati sono quelli più scuri. Dal superformale nero, al classico business antracite, al più versatile blu navy. Tutti e tre i colori must rispettano le regole della formalità, si abbinano con facilità, e si adattano al maggior numero di contesti. Un altro vantaggio, da non sottovalutare dei colori più scuri è che non si sporcano facilmente.

Per chi invece teme di annoiarsi indossando tutti i giorni i colori più classici, e può permettersi l’acquisto di un cappotto da alternare, ci sono buone notizie. Pied de poule, trama bouclè, Principe di Galles, spigato, bourdeaux: il menswear autunno inverno è ricco di pattern e colori a prova di savoir faire, e adatti proprio a tutti i gusti e a tutte le occasioni informali.

Cappotto Canali in lana pied de poule

Cappotto Canali in lana pied de poule

Come scegliere il cappotto perfetto: le misure

Lunghezza: In generale i cappotti da uomo sono disponibili in due lunghezze: intera e a ¾. Come regola generale, un cappotto da uomo lungo copre ¾ dell’altezza di chi lo indossa, aggiungendo mascolinità, serietà e affidabilità all’immagine. Questa tipologia di cappotti è spesso scelta da uomini che amano uno stile più classico, tradizionale e formale, e da uomini molto alti, poiché la lunghezza del cappotto compensa visivamente l’altezza “in eccesso”. Il cappotto da uomo corto(detto a ¾), con lunghezza variabile tra il ginocchio e le tasche dei pantaloni, è invece di solito scelto da uomini più giovani, che amano un look più dinamico e meno formale.

Fit: Anche in questo caso, come per gli abiti, l’ottima vestibilità di un cappotto da uomo elegante è una caratteristica imprescindibile. A seconda delle preferenze, si può decidere se si vuole un capo dalla vestibilità più aderente, che segua le linee del corpo, e con un design più sciancrato, o uno che abbia più movimento. Qualsiasi sia la linea, è importante che la lunghezza delle maniche, l’ampiezza del torace e l’altezza delle tasche siano adeguate alle proprie misure.

La cultura del cappotto

Da un punto di vista puramente pratico, il cappotto nasce con lo scopo di proteggere dal freddo, dal vento, dalla polvere e dalla pioggia. Più in generale, il cappotto indica anche che chi lo indossa è per strada. L’atto di indossare il cappotto preannuncia l’imminente uscita, mentre al contrario, quello di toglierlo indica che si è giunti in un luogo.

Soltanto dopo aver tolto il cappotto ha inizio la vita sociale

Tra le norme non scritte dell’eleganza maschile, vi è quella di togliere sempre il cappotto in un luogo chiuso, diversamente si rischia di segnalare distacco, sospetto o, più semplicemente, indecisione. La funzione protettiva del cappotto può dunque essere vista anche in senso traslato. Esso ci offre un involucro protettivo contro l’ambiente talvolta ostile, crea un confine tra noi e il mondo esterno. E tutti noi, in fondo, conosciamo tale reticenza a toglierci il cappotto quando ci troviamo in non piacevole compagnia o in un luogo sgradevole.

E’ forse per questo che il cappotto è presente anche nel guardaroba di chi vive in regioni in cui se ne potrebbe tranquillamente fare a meno. Perfino nei paesi più caldi si desidera avere qualcosa da mettere e togliere. I sarti Italiani, per esempio, producono cappotti di leggerissima lana pettinata molto belli e che non scaldano affatto, ma servono soltanto a creare distanza dal mondo esterno. Un’altra funzione del cappotto – in tutte le regioni – è quella di annunciare lo stile dell’abbigliamento che si nasconde sotto di esso. In tal senso, il cappotto protegge ma al contempo rivela già molte cose di chi lo porta, a meno che non si scelga di proposito un modello in contrasto con il resto dell’abbigliamento preferito.

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