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Di Fabio Fernicola

Il più annoso problema che si presenta agli amanti del fumo lento è la corretta conservazione dei sigari. L’humidor rappresenta lo strumento ottimale in grado di mantenere al suo interno quel tasso di umidità (intorno al 70%) indicato per la corretta conservazione dei cubani.
In commercio sono presenti numerose varietà di humidor, che differiscono per i materiali costruttivi: in legno i più tradizionali, ma anche vetro, plexiglass e materiali compositi.
In questo articolo analizzeremo le varie tipologie di humidor presenti sul mercato mentre una piccola guida darà indicazioni circa la miglior soluzione all’acquisto.

Humidor in legno

Gli humidor in legno rappresentano di gran lunga i più diffusi. Molti sono i tipi di legno impiegati per la costruzione, ma i migliori sono il cedro spagnolo (detto anche cedrella) e il mogano, in virtù delle loro caratteristiche che consentono di non trasudare resine, di non possedere odori intensi che possano intaccare l’aroma dei sigari e da ultimo la possibilità di immagazzinare un generoso tasso di umidità.
L’humidor in legno è un prodotto che sfrutta la materia prima della quale è composto per isolare la parte interna dall’ambiente esterno, creando un volume nel quale non entra luce e non vi sono sbalzi repentini di temperatura.

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Può capitare che alcuni humidor emanino forti odori di legno e resina. Ciò è dovuto ad un utilizzo di legno non stagionato, che pertanto presenta ancora un odore marcato. Spesso vengono anche utilizzati dei collanti per rendere il prodotto realizzabile in meno tempo e anche questi inficiano la qualità del prodotto. Difatti i sigari, anche se presentano un aroma intenso, assorbono facilmente gli odori presenti nell’ambiente e se un humidor è profumato, anche i sigari ne verranno intaccati.

 

Humidor in legno e vetro

Questa tipologia di humidor ha solitamente un telaio in legno e delle rifiniture in vetro, quasi sempre nella parte alta. Ciò consente di rendere visibile il contenuto dell’humidor senza doverlo aprire.
Quest’ultimo aspetto è molto importante e va tenuto conto durante l’acquisto di un humidor. Molto spesso si vedono infatti prodotti economici con un notevole uso del vetro (che sostituisce le pareti di legno). Questi tipi di humidor presentano però maggiori problematiche di utilizzo. Per prima cosa possono immagazzinare un minore quantitativo di umidità rispetto a quelli completamente in legno (cosicchè anche il mantenimento del tasso di umidità voluto risulta più difficile da ottenere). Inoltre il vetro, essendo trasparente, può creare una sorta di effetto serra se si espone l’humidor alla luce diretta del sole. Vanno quindi preferiti humidor con poco vetro e con una superficie in legno decisamente superiore rispetto a quella in vetro.

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Humidor in plexiglass

Gli humidor di plexiglass generano alcune perplessità in molti fumatori. Abituati a vedere questi prodotti completamente in legno, si rimane talvolta interdetti quando si hanno tra le mani degli humidor realizzati con siffatti materiali. E’ bene tuttavia sottolineare che questi tipi di humidor, come del resto anche le giare, sono prodotti in grado di mantenere il tasso di umidità desiderato senza problemi. L’unica differenza è che non essendoci il legno che assorbe e rilascia umidità, si deve umidificare con molta attenzione, altrimenti si rischiano di avere degli sbalzi di umidità notevoli e molto dannosi per i sigari.
Un altro fattore a cui porre molta attenzione è che questi humidor non sono costruiti con un materiale isolante come il legno; pertanto la luce diretta può passare attraverso il plexiglass provocando sulle capas dei sigari delle alterazioni cromatiche nel medio-lungo periodo.

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Regola per gli humidor da tavolo

Nel caso di humidor di piccole dimensioni, o comunque humidor da tavolo, si deve prestare attenzione a non riempire completamente tutto il volume a disposizione. Si annulla in tal modo la circolazione dell’aria all’interno dell’humidor, creando delle zone con una differenza di umidità ragguardevole. I sigari vicino all’agente umidificante saranno eccessivamente umidi, mentre quelli distanti poco umidificati! E’ consigliabile non occupare più del 75-80% dello spazio disponibile. Quando più di metà humidor è riempito, è bene effettuare una rotazione dei sigari saltuariamente (una volta al mese), in modo da avere tutti i sigari umidificati al tasso desiderato.

 

Guida all’acquisto di un humidor tradizionale

Ci sono delle caratteristiche che un humidor deve avere per poter conservare i sigari in modo corretto e preservarne le caratteristiche organolettiche:

1. Chiusura ermetica:

una caratteristica da ricercare è la cosiddetta “chiusura a soffietto”, ovvero se dopo aver aperto l’humidor si fa richiudere il coperchio lasciandolo cadere, non si deve sentire un forte rumore ma una sorta di soffio di aria. Questo significa che la chiusura dell’humidor è realizzata in modo corretto;

2. Assenza di odori forti:

aprendo l’humidor e annusando al suo interno ci deve essere un lieve odore di legno, nulla più. Se risultano percepibili odori marcati, siamo di fronte a un prodotto che potrebbe intaccare l’aroma del sigaro;

3. Vassoi o ripiani per la ventilazione:

molti humidor da tavolo presentano al loro interno dei vassoi. Questi sono fondamentali nel caso in cui l’humidor abbia una capienza superiore ai 50 sigari. Ciò permette infatti una maggior circolazione dell’aria ed evita di dover eseguire la rotazione mensile dei sigari, assicurando un tasso di umidità omogeneo in tutte le zone dell’humidor;

4. Igrometro di qualità:

in quasi tutti gli humidor economici vengono montati degli igrometri che non funzionano correttamente. Questo può risultare molto dannoso per la conservazione dei sigari, poiché si rischia di umidificare in modo eccessivo i sigari o di renderli troppo secchi. Inoltre se si valuta l’acquisto di un igrometro in un secondo momento non li rende dei prodotti davvero convenienti.

Si comprende allora l’importanza di una accurata scelta degli strumenti per una corretta conservazione dei sigari, poiche in fondo “con un buon sigaro in bocca un uomo è perfettamente sicuro, nulla lo può toccare” (Thomas Mann).

 

– di Fabio Fernicola

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